Le Stilbiti della Conca di Chevrère

Molto spesso, mi ritrovo a ripercorrere senza una meta specifica, una zona o un punto particolare che ben conosco. Magari in quel tal punto, anni fa ho avuto e vissuto meravigliose emozioni. Le tracce dei vecchi lavori sono, ad un occhio attento, ancora riconoscibili. I miei pensieri si spostano esattamente a focalizzare quei passati momenti. Mi guardo intorno, osservo le rocce e i pezzi scartati e sorrido, sorrido perché ho avuto la fortuna di vivere quei momenti, quei ritrovamenti… per me eccezionali ed entusiasmanti. Mi siedo, mi guardo intorno, valuto e cerco di districarmi in quel dedalo di rocce e zolle di erba. “che spettacolo questo luogo, la sua tranquillità e la sua posizione solare”. Sono proprio felice di essere qui.

Mi siedo su una roccia e osservo, guardo e cerco di ricordare, ma nello stesso tempo voglio capire la struttura rocciosa che ho dinnanzi. Guardo gli stessi scavi di anni fa e cerco di collegarli verso l’alto. In quel luogo non avevo mai fatto queste analisi.

Proprio sopra ai passati lavori si vedono nette due spaccature. Quando si illuminano gli occhi è destino che devi capire. Questo è intrinseco in ogni cercatore di cristalli. Ma osservando meglio, mi rendo conto che per raggiungere il punto ho bisogno di scendere in sicurezza… ho bisogno di una corda.

Non ho corde con me. Arrabbiato con me stesso mi accuso: Te l’avevo detto di metterti una corda nello zaino.

Ma non ho corda…

Guardo e decido, questo è il meccanismo che fa scattare il cristallier. Per lui in quel punto preciso e proprio lì, si nasconde lo scrigno delle mille meraviglie. Sabato prossimo vengo con la corda e mi calo nel punto. Questa decisione ha placato l’animo.

Come programmato nel pensiero, il sabato successivo, mi ritrovo accompagnato da una carissima amica e ricercatrice, a ripercorrere gli stessi passi. Quasi una fissazione, come se fosse la realizzazione del sogno… Mah, la mente umana.

Alla base della parete rocciosa, cerco di riconoscere una più semplice via di salita per raggiungere le piante poste in alto, dove poter ancorare la mia corda di calata.

Mi sposto molto più a destra rispetto al punto visualizzato e inizio a salire tra ripide rocce e alberelli che offrivano un minimo di protezione. Poi una cengia molto inclinato ed esposta, mi permette di spostarmi verso il punto prestabilito. Posavo i piedi su sfasciumi instabili, ricoperti di scivolosi aghi di pino uncinato. Urlo alla compagna, rimasta alla base, di spostarsi. Avevo troppa paura di scaricarle addosso le pietre che mi partivano sotto alle scarpe. Chiedo solamente di indicarmi oralmente la posizione esatta. Quando riesco a capire, grazie alle indicazioni, di essere sul target posiziono un ancoraggio, aggancio la corda su cui inserisco il discensore per iniziare la calata.

Da questo momento il mondo si estranea, da questo momento esce la tua voglia di ricerca, da questo momento ti immedesimi nella natura e cerchi di capire i suoi segreti.

Con la corda raggiungo il punto e le spaccature visionate giorni prima. Cha bello essere qui, mi sembra di parlare con gli arbusti che vivono in quelle spaccature. Ma per me arbusti e spaccature sono un buon segno.

Estraggo dallo zaino il rampino e inizio a rimuovere il terriccio superficiale. Prendo tra le dita il primo arbusto e subito e senza difficoltà, questo abbandona la sede. Brutto segno, prendo il secondo e tiro… più resistente. La spaccatura è profonda.

Appeso alla corda mi rilasso e mi accendo una sigaretta, guardo la fessura e mi organizzo. Con il rampino libero il campo dalla terra e dalle radici. Poi prendo la punta che pianto con la mazzetta sul labbro sinistro della fenditura. Si muove tutto è tutto instabile. Ai primi colpi capisco di essere nel punto giusto, al momento giusto e con la giusta visione. Ritorno al rampino che senza problemi riesce a smuovere la parte superficiale della serpentinite mettendo in evidenza la geode che ospita le tanto desiderate stilbiti. I cristalli erano inclusi in una sorta di pasta ricca di actinolite., il tutto in un involucro molto fragile e scavabile.

Inizia il lavoro fine e subito escono i primi campioni di stilbiti a covone. Non erano grandi, ma quello che mi stupiva di più era il colore. In genere in questa zona le stilbiti risultano più giallognole, queste invece sono di color madreperlaceo.

La soddisfazione in questi momenti è immensa, mi appendo alla fune e cerco la posizione per lavorare la fessura. Questo è il momento giusto per una sigaretta, mi rilassa. Trovo la posizione ed inizio il lavoro di pulizia e poco dopo iniziano ad uscire i primi campioni.

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La geode si allarga e estraggo un campione con cristalli cubici… una leggera spazzolata mi mette in evidenza un bel cristallo di Cabasite, non ho dubbi, si tratta di questa bella zeolite. Non è la prima volta che in questa zona risalta questo bel  minerale.

Madre natura li aveva già sezionati e creati a misura. Bastava raccogliere il suo segreto.

Incredibile il numero di volte che sono passato alla base di quelle rocce. Mai osservate quelle spaccature, mai fatto dei programmi in quella parete.

Mi rendo sempre più conto, che osservandoci intorno, scopriamo ogni giorno una nuova situazione che ci fa rivivere.

Cercatori di cristalli "Cristalliers"

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