Fessura a calciti e quarzi

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Verso la fine dell’estate in una splendida giornata, una di quelle rare che l’anno 2014 ha offerto, con l’amico Igor mi trovavo a fare un giro di ricerca in un ghiacciaio, della catena del Monte Bianco, che da un po’ di anni non frequentavo più.

Camminando e arrampicandoci sui ripidi versanti liberi dal ghiacciaio che ormai si stà riducendo sempre di più, constatiamo che tutte le zone semplici e accessibili erano state visitate . Buchi qua e là svuotati, segni evidenti che l’opera dei cristalliers era proseguita. Ci portiamo a ridosso dei seracchi bordando il muro del seracco e ci rendiamo conto che in questo punto il passaggio umano era pressoché nullo. Scendiamo una facile parete di sfasciumi e ci portiamo a ridosso di un enorme saracco che minaccioso proteggeva la parte alta del canale.

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Il compagno inizia a scendere tra i detriti instabili. Io mi giro verso il muro di ghiaccio e osservo alcuni rigonfiamenti rocciosi isolati. Poso lo zaino, prendo con me solamente un rampino ed inizio a salire sulle placche ricoperte di detriti. Ad un certo punto intravedo una fessura con il labbro superiore ricoperto di cristalli. Nel centro della bocca spicca una faccia piatta enorme…”cazzo un cristallo rotto”.

Risalgo tenendo d’occhio il muro di ghiaccio sopra, che colava acqua a più non posso, e raggiungo la fessura. Guardo all’interno, una placca cristallizzata è piantata nel fango, il blocco che vedevo era un’enorme calcite cubica di dimensioni mai viste.

Ritorno sull’orlo del pendio e urlo al compagno di risalire in fretta e furia. Dopo pochi minuti siamo entrambi in ginocchio ad ammirare la splendida litoclase protetta dalla calcite. Iniziamo subito il lavoro con la rimozione della placca cristallizzata che ostruiva l’accesso verso il fondo.

Con i rampini più lunghi iniziano ad uscire dal fango alcune calciti e alcuni cristalli Faden di colorazione miele e singolarmente un Faden, unico, Ialino. Alcune placchette di cristalli fumè associati a calciti e albiti.

Ma ormai vista l’ora tarda raccogliamo quello che era uscito e iniziamo la discesa… eravamo distanti, molto distanti. Il pensiero era rivolto alla gigantesca calcite che ancora troneggiava all’imboccatura del forno. Era obbligatorio organizzare una seconda uscita per recuperare un pezzo così unico. Pochi giorni dopo risaliamo lentamente i detriti che ci portavano nel punto, e dopo delicato lavoro finalmente il pezzo ha lascito la sua sede ed è rimasto nelle nostre mani con l’ammirazione dovuta.

Quel giorno ci siamo concentrati al completamento del fondo della fessura e alla venatura posizionata nella sua parte sinistra. Rompendo la prima parte superficiale ci siamo resi conto che quel punto offriva splendidi campioni di Ematite cristallizzati a rosa di ferro.

Raccolto tutto quello che potevamo portare a valle, siamo rientrati sui nostri passi… in silenzio… con l’ammirazione per questi luoghi. Sarà per noi indimenticabile.


Cercatori di cristalli "Cristalliers"

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